Tipologia
Type of hike
Lineare
Linear
Lunghezza
Lenght
5km ca.
5km more or less
Dislivello in salita
Difference uphill
1’000 metri circa
1’000 meters more or less
Tempistiche
Timing
02h00-03h00
Parcheggio
Car parking
Piani Resinelli ampio
parcheggio gratuito
Piani Resinelli ample
free parking
Bambini
Children
Direi porprio di no, almeno
non al buio o bambini “alpinisti”

I would say no, at least not in the dark or children “climbers”
Acqua
Water
Portarsela da casa si per umani che per cani.
Bring it from home for both humans and dogs.

Sono le 03.00 del mattino di un giorno di ottobre. Dormo da circa 3 ore. La sveglia suona ed un pensiero pervade la mai mente: ma perché mai mi vengono certe idee?! Pospongo la sveglia e continuo a dormire per altri 10 minuti, che passano in un istante.

Va bene è ora di alzarsi per questa nuova avventura. Continuo a ripetermi che sarà fantastico. E in effetti le premesse ci sono tutte, cielo limpidissimo pieno di stelle, perfetto per poter vedere l’alba dalla cima odierna.

Ora il momento che temo di più. Vado a svegliare il Kraken (Mia) che, come immaginavo, mi guarda con un aria da “oh ma stai scherzando spero, hai visto che ore sono!?, non ci penso neanche ad alzarmi”.

Ma ho la formula magica, la parola “montagna” e la vista dello zaino la fanno immediatamente ringalluzzire e quindi, come solo i cani sanno fare, in un nanosecondo è super sveglia e iperattiva.

Alle 04.05 siamo pronti in auto e partiamo, direzione Piani Resinelli, provincia di Lecco. Ebbene sì oggi si sconfina!

Alle 05.30 puntuali siamo sul posto, oggi non saremo soli, con noi Luca (umano) e Edith (weimaraner, gemella diversa di Mia)

Le gemelle diverse Mia e Edith in una foto di repertorio

Accese le frontali e i collari luminosi si parte senza indugio, alle 07.00 albeggerà e sarebbe un peccato non essere in vetta a godersela perché ci si perde in convenevoli.

Piccola premessa: La Grignetta, o Grigna Meridionale, è una famosa vetta sovrastante il lago di Como, nota per le sue aspre guglie dolomitiche nonché paradiso dell’arrampicata. Molte sono le vie per raggiungerne la cima, alcune di queste però molto tecniche e destinate agli alpinisti esperti, come la Cresta Segantini, la Cresta Senigaglia, e la Direttissima, quindi direi molto ardue da fare con i cani.

Esiste però una via più semplice, il sentiero numero 7 che si inerpica lungo la cresta Cermenati, di difficoltà escursionistica e non alpinistica, e a mio avviso l’unica fattibile con i cani.

Non vi fate ingannare dalla parola semplice, perché proprio semplice questa salita tra ghiaioni, canaloni e un tratto finale attrezzato con catene, non lo è. Ma niente panico, vedremo tutto nel dettaglio.

Le varie vie, il sentiero 7 è quello segnato in rosso

Iniziamo subito a salire con pendenza costante e già abbastanza marcata su strada asfaltata, direzione rifugio Carlo Porta. Mia e Edith si divertono a trotterellare insieme. È divertente scorgere nel buio i loro collari lampeggianti.

Aggirato il rifugio, superiamo un breve tratto all’interno di una faggeta arrivando ad un primo bivio, Cresta Cermenati a destra, Direttissima a sinistra.

Prendiamo a destra ed in breve la vegetazione finisce. Essendo ancora buio totale i nostri occhi non vedono quanto ci aspetta ma, essendoci già stati alla luce del giorno, in realtà lo sappiamo benissimo. Salita salita e ancora salita, che diventerà man mano sempre più ripida.

Le prime rampe su costone erboso sono già piuttosto impegnative. Inoltre a quest’ora, per chi non è abituato, le gambe hanno bisogno di un po’ più di tempo del normale per andare a pieno regime.

Risalendo un ripido canalino sempre su fondo ghiaioso, giungiamo alla base del filo di cresta vero e proprio, e primo punto di osservazione odierno. La vista dei paesi illuminati e della città ancora dormiente è qualcosa di davvero unico.

Ma dobbiamo proseguire, le grigie scalpitano e non possiamo perdere troppo tempo. La cresta è decisamente ripida, inoltre su fondo piuttosto sconnesso, ma comuque abbastanza ampio da non destare alcun pericolo con un minimo di attenzione.

Dopo un breve tratto a zig zag raggiungiamo il bordo superiore del canalone Caimi, dove, contrariamente a quanto ho scritto prima, c’è un breve tratto in pianura (sopresa!).

Piccola tregua, ma attenzione sempre alta, il tratto è un po’ esposto e per fortuna la mia frontale, solitamente usata per le gare trail, illumina praticamente a giorno. Magari tenetr i cani vicini se non si è sicuri. Le due “alpiniste grigie” non conoscono paura.

Questa montagna non regala nulla e pertanto vi chiederà subito conto di questa piccola concessione. D’ora in avanti non si scherza più, la pendenza aumenta ancora, e non di poco. Si risale un grosso canalone roccioso al quale si congiunge il sentiero Cecilia. In questo tratto risultano più utili le mani rispetto ai bastoncini da trekking in una sorta di mini arrampicata, passatemi il termine.

Bene, il buio non è più totale e siamo quasi in vetta, nonostante un po’ di stanchezza forse dovuta anche alla levataccia. Siamo in anticipo e possiamo rallentare. Da qui raggiungiamo una selletta dalla quale girando a destra superiamo alcuni grossi massi aiutati da alcune catene:

Foto scattata durante la nostra precedente ascesa diurna

Ci tengo davvero molto a precisare che pur essendo un tratto non particolarmente esposto, può essere davvero difficile da superare per un cane. Mia ci ha messo un attimo a capire da dove passare, aiutata anche da Edith che conosceva meglio il posto.

Se il vostro cane si dovesse bloccare in questo punto, la vedo davvero dura continuare se non prendendolo in braccio e aiutati da una terza persona. Inoltre ricordatevi che come ci si è saliti, bisogna anche scendere e potrebbero sopraggiungere lì i problemi.

Arrivati in vetta ci si presenta davanti uno spettacolo a dir poco meraviglioso. Croce di vetta e più in lontananza bivacco Ferrario.

Qualche cumulo nuvoloso, unito al sopraggiungere dell’aurora, accresce lo spettacolo oserei dire onirico che abbiamo davanti agli occhi. Fa decisamente freddo, ma non importa.

Ed eccola li, l’alba, in tutto il suo splendore. Vista da qui è strabiliante, difficile da descrivere a parole.

Dopo 57514 fotografie e altrettanti video decidiamo, così per curiosità, di aprire la porta del bivacco Ferrario, detto anche astronave, per evidenti motivi.

A chi fosse interessato, qui la sua particolare storia http://www.lavalsassina.com/punto_interesse.php?id=202

Scopriamo che in realtà in vetta non siamo soli. Una ragazza svizzera francese ci stava tranquillamente dormendo, o almeno fino al nostro arrivo visto che non siamo stati molto silenziosi.

Gentilissima si offre di prepararci un caffè caldo che accettiamo molto volentieri.

Dopo una bella chiacchierata con il mio super francese, iniziamo la discesa, non dopo aver fatto un’ultima foto di vetta.

La via è la stessa dell’andata quindi inutile descriverla. Attenzione alla prima parte davvero molto ripida e instabile.

La visione di due splendidi camosci ci allieta il ritorno, purtroppo troppo distanti per fotografarli decentemente.

Arriviamo con calma al Rifugio Carlo Porta, dove ci accoglie la gentilissima Marta, davvero in gamba e molto simpatica per un’ottima colazione a base di torte fatte dalle sue mani. Per non offendere ho dovuto prenderle entrambe.

Qui si conclude questa particolare gita, a noi è piaciuta moltissimo e speriamo di aver ispirato qualcuno a provare questa esperienza. Fateci sapere.

La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso.

Christopher McCandless